CONTRADA DI SOPRA

Venerdì, 9 Gennaio, 2026 - 10:45
Ufficio: 
Cultura e Sport
Data pubblicazione: 
Venerdì, 9 Gennaio, 2026
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Si chiamava “Contrada dei Cortivi di Sopra” il nucleo abitato (formatosi nel tardo Medioevo tra l’antica cascina di Santa Giulina e la chiesa di San Bernardino) che ha rappresentato per qualche secolo l’anima rurale di Roncadelle, contrapposta e complementare a quella della Contrada di Sotto.

 

Tra la roggia Mandolossa ed il vaso Renolda, sulla strada rurale per Travagliato esisteva all’inizio del ‘300 la cascina di Santa Giulia, poi chiamato Sant’Ulgina ossia Santa Giulina (v.), con abitazioni, una grande aia, un fienile, un mulino (v.) ed una chiesetta, la prima chiesa di S. Giulia (v.) che costituì l’unico riferimento religioso locale della comunità roncadellese fino alla fine del ‘400. Quell’antico complesso rurale rappresentò anche il primo nucleo locale stabilmente abitato. E lì si riuniva la vicinia (v.), assemblea dei capifamiglia originari, per prendere le decisioni più importanti. È conservata nell’archivio Bettoni-Lechi di Brescia la pergamena della storica vicinia del 15 maggio 1306, in cui i capifamiglia chiedevano alla badessa di S. Giulia la presenza di un sacerdote permanente a Roncadelle impegnandosi a fornirgli i necessari mezzi di sostentamento.

A poca distanza da quella chiesetta era sorto il cascinale di Bonifacio Ugoni, acquistato nel 1389 insieme a 122 piò di terreni da Pecino Porcellaga, che a Roncadelle aveva già vasti possedimenti e che tre anni prima, con l’investitura dei dazi e dei “saletti” sul territorio locale, aveva posto le basi per una duratura signoria dei suoi discendenti su Roncadelle. I suoi figli Antonio e Marco costruirono infatti il castello (v.), che venne poi suddiviso tra i discendenti di Marco. E, quando Gian Francesco Porcellaga nel 1488 volle unificare la proprietà del castello nelle proprie mani, cedette al cugino Antonio quel cortivo nella Contrada di Sopra, in cambio del torrione e dell’area adiacente nel castello; mentre cominciavano a sorgere altri cortivi nella zona. In quel periodo (1479 circa) venne eretta, all’estremità ovest della Contrada, anche la chiesetta di S. Bernardino, destinata a diventare la chiesa parrocchiale (v.) di Roncadelle, che diede un ulteriore impulso allo sviluppo edilizio di quell’area.

Nel primo ‘600 troviamo infatti nella Contrada alcuni cortivi di diverse dimensioni, varie abitazioni ed una bottega. Vi risiedevano poco più di 150 abitanti, come nella Contrada di Sotto (v.) e come nella Contrada del castello, che si andava sviluppando.

Nei pressi della chiesa parrocchiale, vi erano:

-          il cortivo di Giacomo Filippo Conti, costituito da una casa con quattro “corpi” al piano terra e tre al piano superiore, un portico, una stalla, un fienile e un’aia cinta di muro con pozzo e forno, oltre ad un orto ed un brolo di un piò;

-          il cortivo dei fratelli Quaresmini, composto da “una casa con doi corpi terranei et doi altri superiori, con stalla et fenile, portico, ara cinta di muro” con orto e broletto.

Vi erano poi 12 case a due piani, allineate sul lato sud della strada, appartenenti agli Uggeri, ai Cai, alla Confraternita del Ss. Sacramento, agli Andreoli (con bottega da fabbro ferraio), ai Verzeletti, alle varie famiglie Zoni, ai Moretti, ai Bonardi e ai Torresani. Le costruzioni avevano generalmente corti aperte sul lato sud e poche aperture sulla via (ingresso, finestre piccole con inferriate) come forma di difesa dal freddo e da eventuali malintenzionati. Erano tutte dotate di orto e alcune di forno. La casa di Giacomo Zoni era dotata anche di un “torcolo de vino”.

A seguire, vi era quindi il grande cortivo dell’Ospedale Maggiore di Brescia “di più corpi terranei et diversi superiori, con ara et horto per uso del Patrone et massaro et malghese”.

Infine, al di là della Renolda, vi erano due case dei Castrino e un grande cortivo dei Porcellaga:

-          una casa da Patrone et massaro con horto et ara”, appartenente a don Andrea Castrino;

-          l’altra casa, con orto e broletto, appartenente al “capomastro in ferrarezze e canne da guerra” Andrea Castrino, incappato in guai giudiziari per aver aiutato Pietro Aurelio Porcellaga in qualche impresa criminale;

-          il cortivo del dottor Francesco Porcellaga, composto da “una casa da Patrone con stanze quatro terranee et altre sette superiori, con caneva et horto”; da due stanze per il malghese e due per il Massaro con una stanza al piano superiore; da quattro stalle e otto tratti di fienile; e da un’aia “cinta di muro”; accanto al cortivo vi era un brolo di un piò e mezzo “cinto di muro”.

Dall’altra parte della strada vi era solo l’antico cortivo di Santa Giulina con il mulino e la chiesetta, appartenente al monastero. Qualche cambiamento nella Contrada avvenne nell’Ottocento, quando Roncadelle divenne Comune autonomo e la via venne dedicata a San Bernardino da Siena (v.): alcune costruzioni divennero palazzi padronali appartenenti ai Calini, ai Fanti, ai Bonomi, ai Dusi, ai Turlini, ai Berardi; e Santa Giulina venne acquistata dai Guaineri (v.).

Giovanni Bonomi, che alla fine del ‘700 era oste e prestinaio alla Fantasina di Cellatica e gestiva anche l’osteria comunale della Mandolossa di Gussago, vi acquistò all’inizio dell’800 il vasto cortivo appartenuto all’Ospedale Maggiore e 159 piò di terreni, diventando uno dei maggiori possidenti di Roncadelle. Vi realizzò due palazzi con parco, uno dei quali utilizzato in parte da filanda, che nel 1867 furono venduti da Antonio Bonomi al cav. Francesco Berardi, sindaco di Roncadelle dal 1871 al 1884. Il grande cortivo rurale divenne poi proprietà dei Consoli.

L’abitazione dei Castrino, che era stata acquistata dai Mazzoldi di Travagliato con l’adiacente cascina Porcellaga e i relativi terreni, divenne proprietà dei Turlini. Dopo che Maria Anna Mazzoldi ebbe sposato il farmacista bresciano Giacomo Turlini, quelle proprietà finirono in eredità a Giacinto Turlini (1818-1882), contabile della Deputazione Provinciale di Brescia (Prefettura), e poi a suo figlio Giacomo (1861-1925), avvocato, che fu Pretore in diversi centri della Lombardia dal 1884 al 1899, poi Giudice ad Ancona e Bergamo ed infine Procuratore del Re presso il Tribunale di Brescia.

Anche i Dusi, presenti a Roncadelle dal ‘500, vi realizzarono un palazzo e Luigi Dusi, che aveva rappresentato la Deputazione comunale prima dell’unità d’Italia, mise a disposizione alcuni locali in via S. Bernardino da adibire ad Ufficio municipale ed a Scuole elementari (v.); nel 1873 sua moglie Caterina Valzorio propose al Comune la cessione gratuita di quei locali in cambio dell’impegno perpetuo di corrispondere 50 lire annue a favore delle ragazze che si “maritassero per il mese di Agosto”; ma non sembra che la proposta abbia avuto seguito.

Nel 1888 si verificarono a Roncadelle 28 casi di febbre tifoide, quasi tutti nella Contrada di Sopra; la causa principale fu attribuita all’acqua inquinata e il medico condotto, dott. Rinaldo Amighini, propose la realizzazione di pozzi tubolari in ferro.

Tra la fine dell’800 e il primo ‘900, nella Contrada risiedevano, insieme a diversi contadini, anche alcuni artigiani, esercenti e personaggi popolari: il mugnaio Zanotti, l’oste Conti, il sagrestano Ratti, il messo comunale Luigi Buratti (marito dell’ostessa Barbera Conti) che aveva partecipato alle guerre d’indipendenza, l’oste Brambilla, l’organista Bignotti, i calzolai Ratti, i fabbri ferrai Facchinetti, la pizzicagnola Amalia Beretti ved. Guatta, il giovane dott. Vincenzo Treccani Chinelli (sposato con Caterina Dusi) medico condotto dal 1901, il carpentiere Conti, il muratore Giovanni Zucchi. L’ex maresciallo dei carabinieri Luigi Fantoni, che svolse la funzione di sindaco supplente dal 1892 al 1894, vi aprì un negozio alimentare ed una privativa di sale e tabacchi. Figura preminente fu in quel periodo Giovanni Dusi (figlio di Luigi e di Caterina Valzorio), che guidò l’Amministrazione comunale dal 1904 al 1920. Abitava in via S. Bernardino anche il giovane Giacomo Trainini che, guidando una lista di ispirazione socialista, divenne sindaco nel 1920, ma dovette ritirarsi l’anno dopo a causa di una proditoria e cruenta aggressione subita nei pressi del castello.

Il lato nord della via S. Bernardino rimase fiancheggiato dai campi fino all’inizio del ‘900, quando alcuni commercianti locali (Tomasi, Gasperi) cominciarono a costruirvi le proprie abitazioni con relativi negozi. Nel 1939 vi venne concessa, non senza qualche resistenza, una licenza di panificio a Giulio Gasperi, oltre a quella che i Gasperi avevano nella Contrada di Sotto. Ma le attività principali erano ancora legate all’agricoltura (v.) e agli allevamenti (v.). Le maggiori aziende agricole della Contrada di Sopra erano Santa Giulina (51 ha.) condotta dai fratelli Tomasoni, la cascina Consoli (43 ha.) e la cascina Turlini (32,35 ha.). Vi si allevavano soprattutto bovini: i Tomasoni ne possedevano 85, Alessandro Consoli 78, Aldo Turlini 51. La cascina Turlini aveva un caseificio specializzato in stracchini, un allevamento di suini e un vigneto che produceva un robusto vino nostrano, che però non venne mai commercializzato. L’avvocato poeta Carlo Turlini (1904-64) risiedeva in città, ma si rifugiava spesso nella casa di campagna in via S. Bernardino, che gli ispirò alcune delle sue più belle poesie dialettali, come “Èl mé bröl” o “La mé campàgna”.

Nel 1936 vivevano in via S. Bernardino 80 famiglie, un terzo di quelle della Contrada di Sotto. La maggior parte della popolazione locale si dedicava ancora ai lavori agricoli e nelle cascine lungo la via si stabilirono alcune famiglie numerose (come i Lamberti, i Pioselli, i Saleri, i Navoni, i Bianchetti, ecc.) e personaggi popolari, come il messo comunale Tommaso Facchinetti, il fabbriciere Giovanni Piacentini, la compianta Rina Sala, la tabaccaia Argentina, che negli anni ’50 acquistò il primo televisore, calamitando ogni giorno diversi ragazzi della zona.

Nel 1950 la via venne asfaltata e dotata di un impianto per la fornitura di acqua potabile.

L’osteria Conti, che riuniva ogni sera vari avventori, divenne un’apprezzata trattoria. Sul lato nord della via venne realizzato anche un campo gioco da bocce, dove poi sorse la sede della sezione locale Combattenti e Reduci. Le donne lavavano i panni in fondo alla via, presso i vecchi lavatoi della Renolda, prima che venissero costruiti i nuovi lavatoi (accanto ai Combattenti).

Nel 1958 i Tomasoni, dopo aver condotto l’azienda agricola di Santa Giulina per 22 anni, ne acquistarono la proprietà, mentre gli Zanotti nel dicembre 1961 chiusero l’attività del vecchio mulino.

Maria Berardi ved. Manzoni, rimasta senza eredi legittimi, nel suo testamento del 1964 destinò la bella residenza di famiglia all’istituzione di un “Ricovero per vecchi ed invalidi” in memoria dei suoi cari, stabilendo che fosse il parroco pro-tempore di Roncadelle a provvedere alla sua gestione. La Casa di Riposo (v.) venne inaugurata nel 1974.

Grazie all’interessamento del parroco don Carlo Vezzoli (preoccupato per l’emorragia di giovani coppie dalla parrocchia) e all’impegno di alcuni giovani, nel febbraio 1967 si diede il via alla realizzazione di un nuovo complesso residenziale a nord della via S. Bernardino, tramite la cooperativa cattolica “La Famiglia”, fondata dal benemerito Padre Marcolini per dare un’abitazione dignitosa a chi ne aveva bisogno. Nel giro di dieci anni furono costruiti, in varie fasi, 204 alloggi economici: villette monofamiliari o bifamiliari e case a schiera, secondo una tipologia edilizia ormai collaudata ed apprezzata, che prevedeva per ogni abitazione “un pezzo di terra e un pezzo di cielo”.

L’operazione fu favorita dal sindaco democristiano Luigi Sala, residente in via S. Bernardino. Il complesso residenziale venne scherzosamente definito nei primi tempi “Villaggio dei Piedi Neri” poiché cominciò ad essere abitato ancora prima che arrivassero gli allacciamenti per l’energia elettrica e il gas. Vi si stabilirono molti roncadellesi in cerca di un’abitazione adeguata ed anche alcune famiglie provenienti da altri Comuni. Intanto nella Contrada sorse qualche nuova attività artigianale e commerciale. L’insediamento maggiore è stato quello dei Magazzini d’Europa, a cui subentrò nel 1991 l’Ikea.

Le cascine della Contrada andarono invece svuotandosi, sia perché le nuove tecniche agronomiche e la meccanizzazione determinarono un calo nel numero degli addetti, sia perché i loro terreni situati ad est del Mandolossa vennero in gran parte urbanizzati. Così, anche i grandi cortivi storici della Contrada, come la cascina Turlini e la ex-Consoli, si sono man mano spopolati e sono stati trasformati in complessi residenziali, non senza qualche polemica. Particolare scalpore suscitò nel 1989 l’abbattimento dell’antica cascina Turlini. Per salvaguardarla, si erano mobilitati alcuni cittadini di Roncadelle che, insieme all’associazione “Il Salice” (v.) e al prof. Gaetano Panazza di Italia Nostra, avevano raccolto in pochi giorni 170 firme, sollecitato l’intervento della Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Brescia e pubblicato articoli allarmistici sui giornali bresciani. Per timore di dover fermare o ritardare l’operazione speculativa, la cooperativa edilizia interessata, un sabato mattina sotto la pioggia battente, mandò le ruspe per radere al suolo l’antica struttura; si salvarono dalla distruzione solo le tre colonne tuscaniche del portico (utilizzate poi per la Casa degli Alpini), una grossa trave artisticamente intagliata (donata al castello Guaineri) ed un monumentale camino in marmo di Botticino. Il brolo dei Turlini (con l’ultima vigna locale) era stato invece espropriato per far posto al Centro Sociale (v.) per anziani, inaugurato nel 1989.

Nella Contrada, ormai inserita nella più ampia urbanizzazione, non si ode più il muggito allora familiare dei bovini o l’animazione del ritorno dai campi dei contadini al tramonto; e persino il suono delle campane sembra ormai confondersi tra altri suoni. Ma la vecchia Contrada ha saputo mantenere una certa distaccata serenità dalla concitata vita che le ruota intorno e sembra ancora sorridere, paga di aver dato alla comunità locale molti suoi figli, per lo più formati ai valori cristiani, molti dei quali costantemente impegnati in ambito sociale come volontari.

 


 

 

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