RICOSTRUZIONE

Lunedì, 12 Gennaio, 2026 - 11:15
Ufficio: 
Cultura e Sport
Data pubblicazione: 
Lunedì, 12 Gennaio, 2026
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Finita la guerra, Roncadelle, pur non avendo subito bombardamenti, aveva le sue macerie da ricostruire. Risentiva infatti di gravi lacerazioni sociali e della profonda crisi economica derivata dal lungo periodo bellico. Le strutture industriali della vicina città, che fornivano lavoro alla maggior parte delle famiglie locali, pur essendo state salvate in gran parte per l’intervento operaio e partigiano, dovevano essere riconvertite, ma non riuscivano ad assorbire il crescente numero di disoccupati. Difficile era la ripresa anche nelle campagne, che occupavano buona parte della popolazione e fornivano generi alimentari di prima necessità (ancora razionati per alcuni anni), mentre prosperava la borsa nera e l’inflazione colpiva le categorie più deboli.

I reduci e i prigionieri di guerra rientravano man mano alle loro case, ma la gioia di riabbracciare i famigliari era offuscata dall’incertezza sul futuro. Inoltre, alcuni di loro rimasero segnati per sempre nel fisico. Gli sfollati cercavano di tornare in città, ma ci fu chi si stabilì definitivamente a Roncadelle. Intanto i partiti politici e le organizzazioni sindacali, a lungo soffocati dal fascismo, si riorganizzarono con entusiasmo e contribuirono a rilanciare la ripresa ridando dignità e diritti a tutti i cittadini, molti dei quali (com’è nel costume bresciano) “si tirarono su le maniche” e si diedero da fare senza lamentarsi troppo. Ci fu chi aprì un’officina, chi avviò nuove attività produttive, chi raccolse il ferro delle rotaie in disuso per riutilizzarlo, chi aprì una rivendita utilizzando un automezzo abbandonato dai soldati tedeschi (come fece Nösiàda Mafezzoni). Certo non mancarono intraprendenza e fantasia, nate dal bisogno.

La radicalizzazione della lotta politica tra le forze di sinistra e quelle moderate comportò una forte rivalità e nuove lacerazioni nel tessuto sociale. A Roncadelle, dove la componente operaia era molto forte, nelle elezioni amministrative del 23 marzo 1946, in cui votarono per la prima volta anche le donne, prevalse la sinistra con 976 voti contro i 495 della lista democristiana. Nuovo sindaco fu il comunista Angelo Manenti, contadino di professione, che era stato perseguitato dai fascisti. Venne eletta in Consiglio comunale anche la partigiana Carmelita Trainini. Nel referendum istituzionale del 2 giugno, la stragrande maggioranza degli elettori roncadellesi votarono per la Repubblica (1.128 contro 345).

Il parroco, don Carlo Vezzoli, oltre a dedicarsi alla cura delle anime e all’aiuto concreto alle famiglie disagiate, acquistò l’area dell’ex cavallerizza del castello per realizzarvi il nuovo Oratorio (v.) e un cinema-teatro con 350 posti, fondò la Banda musicale (v.), pubblicò il Bollettino parrocchiale periodico e ripristinò le campane asportate nel 1942 per esigenze belliche.

Il 6 giugno 1949 uno sciopero dei braccianti agricoli, iniziato il 18 maggio, si trasformò in un cruento scontro a Villa Nuova (v.), dopo che il possidente Mario Lombardi ebbe chiamato alcuni “liberi lavoratori” di Travagliato e dopo che la mediazione del parroco e del curato don Giacomo Pernigo era risultata inutile. I coltivatori locali accerchiarono e attaccarono i “crumiri” con falci, forche, vanghe e bastoni e li costrinsero alla fuga. “Io abitavo nella via vicina” ricordava Lina Spagnoli “e ho visto tutti quei contadini arrivati a piedi tornare indietro scappando; sembrava gente che era andata al macello: erano tutti pieni di sangue; una vera guerra!”. Il bilancio dei disordini fu di 15 feriti ricoverati. I responsabili sindacali Felice Bianchetti (per la Lega bianca) e Angelo Oneda (per la Lega rossa) furono arrestati, mentre il sindaco Manenti, che aveva sostenuto gli scioperanti, si rese irreperibile per alcuni giorni.

Agli inizi degli anni ’50 il paese ricominciava ad ammodernarsi, con la prima asfaltatura delle principali strade interne (via Martiri della Libertà, via Pietro Cismondi, via Roma, via S. Bernardino e via Marconi) e la contemporanea copertura dei fossi laterali, sempre più pericolosi per la circolazione e per la salute degli abitanti. Roncadelle si dotò, in via Roma, di un ambulatorio medico, di un ufficio di collocamento, di uno spaccio comunale, di lavatoi pubblici; in via S. Bernardino venne realizzato un impianto per la fornitura di acqua potabile, mentre l’acqua per le abitazioni del paese proveniva ancora da pozzi privati e fontane meccaniche.

Nel 1951 Roncadelle aveva 3.330 abitanti, insediati soprattutto nel centro urbano (2.290), che andava sviluppandosi tra le due antiche contrade, ma in buona parte ancora residenti in campagna, sovrappopolata anche a causa dell’imponibile di manodopera deciso dal governo per fronteggiare la disoccupazione.

Le abitazioni (v.) erano composte in media da tre stanze, dove vivevano mediamente cinque persone. Le abitazioni in affitto costituivano il 73% del totale. Poche case avevano servizi igienici interni (9,2%) e pochissime erano quelle munite di bagno (1,3%), mentre l’illuminazione elettrica era estesa quasi dappertutto (93%). Il gas arrivava in molte case distribuito in bombole, ma il riscaldamento era essenzialmente a legna.

Il livello di istruzione (v.) era piuttosto scarso, anche in rapporto al resto della provincia: gli analfabeti erano il 2,8% della popolazione locale sopra i sei anni; le persone prive di titolo di studio il 16%, quelle con la sola licenza elementare il 77,9%; i residenti laureati erano solo quattro. La scuola materna, gestita dalle suore, aveva 117 iscritti; la scuola elementare comunale aveva 398 alunni con 12 insegnanti. Nel 1951 venne aperta una pluriclasse ad Antezzate per i bambini della zona.

La popolazione attiva era scesa al 35,4% del totale degli abitanti, rispetto ad una media provinciale del 38,1%. Gli addetti ai principali settori economici erano così distribuiti: agricoltura 33%, industrie 39%, costruzioni e impianti 10%, commercio e servizi 11%. Dei 460 operai roncadellesi, solo 88 lavoravano sul territorio comunale (56 dei quali nell’unica industria estrattiva locale); gli altri erano dipendenti per lo più nelle principali aziende metalmeccaniche di Brescia (Togni, Tempini, Breda, O.M., Sant’Eustacchio, ecc.), qualcuno alla Pasotti (falegnameria) o nelle aziende tessili della periferia. La ristrutturazione industriale del dopoguerra aveva comportato una crisi occupazionale (soprattutto tra i giovani) ed una accentuata emigrazione; mentre la svalutazione della lira faceva diminuire il potere d’acquisto dei redditi da lavoro, con conseguente acutizzazione delle tensioni sociali.

Gli spostamenti locali avvenivano soprattutto in bicicletta o a piedi. Le automobili erano ancora piuttosto rare, tanto è vero che sulle strade interne i bambini potevano ancora giocare tranquillamente a calcio, a ciàncol, a “banditi”. Per raggiungere la città o i paesi della Bassa occidentale si poteva utilizzare il tram di linea. Per il trasporto merci erano ancora molto usati i carretti trainati da cavalli.

Le elezioni amministrative del 27 maggio 1951 videro una vittoria di strettissima misura della lista “Falce e Martello” (772 voti) sulla lista democristiana (761 voti). In quel periodo venne attuata in via Roma la costruzione di sei appartamenti del Piano Case Fanfani e decisa la realizzazione di villette bifamiliari (Quartiere XXV aprile) destinate soprattutto agli sfollati rimasti a Roncadelle.

Nel settembre 1953 il sindaco Manenti si dimise e venne sostituito dal socialista Eugenio Braghini, operaio specializzato negli stabilimenti Sant’Eustacchio di Brescia. Egli, per favorire l’impegno scolastico, dal 1955 cominciò a premiare gli alunni meritevoli delle scuole elementari con la donazione di libretti a risparmio postali, che avevano anche una funzione educativa.

Durante gli anni ’50 vennero aperte in paese una privativa con rivendita di tabacchi (1956) e la prima farmacia (1958); andarono aumentando gradualmente i consumi, soprattutto di carne e di tabacchi; e cominciò a diffondersi la TV. Anche l’Oratorio si dotò di un televisore (“Geloso”), davanti al quale si ritrovava un nutrito gruppo di ragazzi e ragazze ogni pomeriggio.

Nel 1954 l’ultimo tram della provincia, il Brescia-Soncino, che passava per Roncadelle, venne sostituito da autocorriere. Sulla S.S. 235 (via Martiri della Libertà) il traffico si andò intensificando: degli 8.000 veicoli che vi transitavano in media ogni giorno nel 1960, poco più della metà erano a motore; ma le automobili erano solo il 26%.

Nelle elezioni amministrative del 27 maggio 1956 la lista socialcomunista ottenne 900 voti, quella democristiana 873. Poco dopo si progettò la costruzione della scuola elementare ponendo finalmente fine all’utilizzo di aule private sparse per il paese.

Negli ultimi anni ’50 cominciò a farsi sentire il vento della ripresa economica. La popolazione attiva di Roncadelle tornò intorno al 40%. E si andò accentuando l’esodo dalle campagne: nel decennio 1951-61, i lavoratori dell’agricoltura scesero dal 33 al 16% della popolazione attiva, mentre quelli delle industrie raggiunsero il 48,5%, buona parte dei quali lavoravano nelle aziende artigianali o piccolo-industriali che si erano insediate a Roncadelle; ed era quindi diminuito il pendolarismo giornaliero dei lavoratori.

D’estate si faceva ancora il bagno nelle acque del Mella e del Mandolossa. E i ragazzini di Roncadelle ingaggiavano pericolose sassaiole con quelli di Castelmella per difendere i confini lungo il Mella. Gli uomini si distraevano dalle fatiche quotidiane frequentando le osterie locali e affrontandosi in lunghe partite a carte o in rapide sfide al gioco della morra, seppure vietato (ed ora incluso dall’UNESCO nel patrimonio immateriale dell’umanità). Ma bastava poco per organizzare uno spettacolino divertente o una “cantata” di gruppo. Le ricorrenze del Carnevale e del Giovedì grasso divennero più animate e partecipate, grazie anche ai mascheroni predisposti dall’artista locale Italo Comini.

Le elezioni amministrative del 6 novembre 1960 videro l’affermazione della Democrazia Cristiana (889 voti) sulla Torre Civica delle sinistre (745 voti). Fu eletto sindaco il prof. Luigi Sala, che poté finalmente inaugurare la nuova scuola elementare.

Il costante aumento demografico fece espandere il centro urbano, dove sorsero nuove vie: nel 1961 “Cantarane” divenne via Castello, nacquero via Rosa Galbiati, via Manzoni, via IV Novembre, via Vittorio Emanuele II; e nel 1964 le vie Buonarroti, Leopardi e Treccani Chinelli.

Le abitazioni in proprietà raggiunsero il 33% del totale. Tutte le case erano ormai fornite di illuminazione elettrica e acqua potabile (da pozzi privati); in aumento quelle fornite di latrine interne (33,6%) e di vasca o doccia (15%); il gas (in bombole) arrivava all’87,5% delle abitazioni, mentre quelle fornite di impianto di riscaldamento erano solo l’1,2%.

Il livello culturale della popolazione era aumentato di poco rispetto al 1951, anche perché la vicinanza della città favoriva gli spostamenti di residenza a Brescia delle persone con un livello culturale superiore. Ma il crescente benessere delle famiglie lasciava intravvedere un futuro positivo.

Il campionato mondiale di ciclismo per dilettanti del 30 agosto 1962, che proiettò per la prima volta Roncadelle sulla scena nazionale e internazionale, sembrò sancire la fine della precarietà e l’inizio di una nuova epoca per il paese, carica di promettenti opportunità e di diffuso benessere.

 

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