CONTRADA DI SOTTO

Venerdì, 9 Gennaio, 2026 - 11:00
Ufficio: 
Cultura e Sport
Data pubblicazione: 
Venerdì, 9 Gennaio, 2026
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È stata così definita in relazione alla Contrada di Sopra formatasi più a nord nell’ambito dello stesso territorio. Sorte entrambe nel tardo Medioevo, le due Contrade si sono sviluppate in modo parallelo, con funzioni complementari, come due facce della stessa medaglia, finché nell’ultimo secolo sono state assorbite dalla nuova urbanizzazione.

 

Per qualche secolo si è chiamata “Contrada dell’Osteria”, perché il riferimento principale era l’antica Hosteria (v.) del paese (corrispondente all’attuale abitazione Gasperi-Miglioli in via Cismondi) situata sulla strada degli Orzi, presso l’incrocio stradale che conduceva da una parte verso l’interno di Roncadelle e dall’altra verso per Onzato. Tale edificio, documentato dal ‘400 come proprietà dei Porcellaga (v.), traeva probabilmente le sue origini dall’ hospitium (v.) che il monastero femminile di S. Giulia gestiva nel Medioevo per il ristoro e l’assistenza dei viandanti in prossimità dell’antico guado di attraversamento del fiume Mella.

Era questa la “porta di Roncadelle”, il passaggio obbligato per quanti raggiungevano o lasciavano il paese, essendo le altre strade locali dei sentieri rurali piuttosto scomodi e angusti. E proprio qui stazionavano le guardie del dazio, che potevano ispezionare ogni trasporto in transito.

La zona rimase a lungo pressoché disabitata perché veniva allagata frequentemente dalle esondazioni del Mella, che non aveva un corso ben definito né argini adeguati; e anche l’acqua dei fontanili, che vi sgorgavano spontaneamente, rendevano il terreno acquitrinoso. Cominciò ad essere stabilmente abitata dopo che le acque vennero regimentate per rendere coltivabili i terreni. E furono proprio i Porcellaga a dare impulso sia alla coltivazione di questi terreni, sia agli insediamenti nella Contrada. Se alla metà del ‘200 gli abitanti di Roncadelle erano ancora considerati “famigli” del monastero di S. Giulia, tanto che la costruzione del ponte in pietra su Mella venne affidata alla comunità di Torbole, dopo il 1386 il territorio locale (compreso tra il Mella e il Mandolossa) inserito nelle Chiusure di Brescia e posto sotto la signoria dei Porcellaga, si andò costituendo e sviluppando in Contrada di Sotto, contemporaneamente alla Contrada di Sopra (v.). Infatti, accanto all’antica osteria, sul lato nord della strada per Orzinuovi, nel corso del ‘400 sorsero alcuni edifici a due piani, accompagnati da portichetti, dove vennero aperte alcune botteghe artigiane e la comunità locale si diede una nuova caratterizzazione socio-economica, oltre che urbanistica. Nel 1517 i Porcellaga dichiararono di possedere, oltre a due cortivi nella Contrada di Sopra, anche “più casette di brazenti fitate a più persone” e “corpi cinque di case alla strada di Torboli con porteghi”, nonché “due corpi di casa a testa al zardino in detto loco”.

Dai documenti del ‘400 emergono anche i primi nomi di artigiani (v.) locali, come il fabbro ferraio, Bassano da Bornato, che nel 1477 ebbe in enfiteusi una casa con relativo terreno, e il calegaro (calzolaio) Michele, che nel 1496 ricevette in enfiteusi una casa con due botteghe e due piò di terra.

Dal ‘500 sono documentati molti più artigiani; vi risiedevano infatti il ferraio Bartolomeo Fachetti, il maringone Stefano Mariani, il calzolaro Tommaso Valotti da Trenzano, il sartóre Antonio Isabetti, un barbéro, un parolaro, uno zerlotto, oltre ad alcuni fornaciari (Giovanni de Grazi, Giovanni e Battista Ghizzoni, Battista de Marchi), che lavoravano nelle due fornaci (v.) dei Porcellaga.

L’attività più redditizia era però quella dei “boccalari” o “scudellari”, che producevano (tramite appositi forni di cottura) piatti, scodelle, boccali e altri manufatti in maiolica, in quel periodo molto richiesti, in sostituzione delle vecchie stoviglie in metallo o in legno. L’apertura delle loro botteghe a Roncadelle, che si affacciavano tutte sulla “strada regale degli Orzi”, è motivata dal fatto che vi si trovava abbondanza di argilla e di acqua e anche dalla riluttanza delle autorità bresciane ad autorizzare nuove fornaci in città, che costituivano un costante pericolo a causa dei possibili incendi. L’attività fittile fu sviluppata a Roncadelle nei secoli XVI e XVII da alcune famiglie artigiane (Zanetti, Scabusi, Merigo, Tonetti, Malgaretto) provenienti per lo più dalla Bassa, che realizzarono belle abitazioni nella Contrada e diedero un consistente contributo economico ed operativo anche alle Confraternite (v.) locali e alla parrocchia.

Nella zona, si andò diffondendo anche l’attività dei sabiunì (arenaioli), che raccoglievano sabbia e ghiaia nel Mella, trasportandola poi a destinazione con appositi carretti.

La Contrada di Sotto ebbe quindi, sin dalle origini, una vocazione prevalentemente artigiana e commerciale, a differenza della Contrada di Sopra, che rimase a lungo legata all’agricoltura (v.). Tale differenziazione, oltre a dare una certa autonomia economica al paese, portò nuova ricchezza. Con gradualità, la Contrada si andò popolando: sorsero nuove abitazioni sul lato nord della via e si formarono gli storici vicoli tuttora esistenti. Essendosi ormai costituita a Roncadelle una vera comunità organizzata, i Rettori di Brescia cominciarono ad imporre ai “cittadini rurali” di Roncadelle l’onere di riparare la strada per Orzinuovi nei pressi del Mella (1609) e ai proprietari di terreni lungo il Mella l’obbligo di provvedere alla costruzione di adeguati argini lungo il fiume (1613).

Alla metà del ‘600 la Contrada di Sotto si estendeva dall’osteria all’attuale vicolo Mattina. Vi erano 27 abitazioni e 9 botteghe, oltre all’osteria, dotata anche di “pistrino” e di “becharia”.

Le residenze più prestigiose appartenevano ai “boccalari”, ai Tabanelli e ai “fornaciari” che si erano arricchiti con la produzione di laterizi. La proprietà di Francesco Malgaretto era composta da 5 stanze “terranee” con bottega e 5 “superiori”, cantina, pozzo, due corti, due portici, stalla e fienile, fornace, orto e broletto; mentre Geronimo Malgaretto aveva una casa di quattro stanze terranee e quattro superiori, con bottega e fornace, corte e orto; e Gio Batta Malgaretto abitava una casa con bottega di tre stanze “terranee” ed altre superiori, con aia e orto. L’altro “boccalaro”, Battista Scabusi, aveva una casa con due botteghe dotate di fornace, quattro stanze al piano terra e cinque al piano superiore, una “caneva” sottoterra, orto e broletto. I fratelli Gio. Batta e Geronimo Tabanelli, eredi del famoso architetto militare Giacomo Tabanelli deceduto nel 630, avevano una casa di quattro stanze al piano terra ed altrettante al piano superiore, stalla e caneva sottoterra, un “loco da massari” con aia e orti. Dionisio Ghizzoni aveva una casa con due stanze terranee e tre superiori, due solai, cantina, stalla, fienile, aia e orto. La Confraternita del Ss. Sacramento vi possedeva sei abitazioni, tutte affittate; e Giacomo Dusi tre casette con broletto, in parte affittate. Francesco Malgaretto nel testamento del 1644 destinò 7000 lire alla Confraternita del Ss. Sacramento, della quale divenne sindaco Gerolamo Malgaretto, mentre Carlo Scabusi era massaro della Confraternita del S. Rosario.

Non vi erano luoghi di culto nella Contrada di Sotto, se si esclude la capella privata del Savoldo. Così, nel 1691 Antonio Dusi, insieme al figlio don Guglielmo (cappellano di S. Giulia), chiese di erigervi un “oratorio” (chiesetta) di diritto privato, mettendo a disposizione per il suo mantenimento una pezza di terra “aradora, vidata di piò sei e mezzo circa” chiamata “la Breda”. La chiesetta venne inaugurata nel 1705 e dedicata a S. Antonio da Padova, con il divieto di celebrarvi la messa nei giorni festivi di precetto, salvo il giorno del Santo (13giugno). Ma come luogo di culto non durò a lungo; fu usata più per riunioni di Vicinie, di Confraternite, di “frontisti” del Mella, finché rimase abbandonata e venne poi trasformata in abitazione privata.

Per la sua ubicazione, sull’importante strada Brescia-Orzinuovi, la Contrada era in costante contatto col mondo esterno, con le novità e le innovazioni, con gli avvenimenti della “grande” storia (che a Roncadelle passava spesso sotto forma di eserciti armati). Ma qui si respirava anche una maggiore aria di libertà, si assorbivano le nuove idee, a volte rivoluzionarie, che giungevano da terre lontane; così, gli abitanti della zona si entusiasmarono per “l’albero della libertà”, portato dalle armate francesi nel 1796, e più tardi per “il sol dell’avvenir” promesso dal movimento socialista dalla fine dell’800.

La popolazione locale era rimasta abbastanza stabile, ma con un frequente ricambio di famiglie, soprattutto in occasione della ricorrenza di S. Martino, quando scadevano molti contratti d’affitto e di lavoro. All’inizio dell’Ottocento, quando Roncadelle divenne Comune autonomo, la Contrada di Sotto si era allungata di poco rispetto al ‘600, arrivando fino allo storico löch dei Gavazzi, allora appartenente a Gaetano Piozzi che, divenuto primo Deputato municipale di Roncadelle, adibì un locale della propria abitazione ad ufficio comunale.

La fine del dominio veneto comportò, tra l’altro, anche il tramonto dell’antica osteria e l’apertura di nuove attività commerciali, soprattutto pubblici esercizi, di pari passo con il nuovo incremento della popolazione.

Nel 1881 venne istituita la prima linea tramviaria a vapore extraurbana da Brescia a Orzinuovi, che facilitò i collegamenti di Roncadelle con la città e con altri paesi, favorendo nuovi insediamenti nella Contrada. Nel 1886 arrivò anche l’illuminazione notturna con una lucerna a petrolio presso il crocevia Albergo Moreschi in quanto “per il passaggio della Tramvia il bisogno di luce è più che mai necessario, se si vogliono evitare disgrazie” e venne affidato allo “stradajolo comunale” Luigi Chiarini il compito di accendere e spegnere le lucerne pubbliche, che (per risparmiare) nei giorni feriali erano solo tre in tutto il paese.

In quel periodo si andava costituendo proprio alla periferia ovest di Brescia un forte polo industriale, che richiamava molti addetti dai paesi limitrofi. La Contrada di Sotto cominciò ad essere abitata anche da operai e si andò sviluppando rapidamente, espandendosi anche sul lato sud della strada di Orzinuovi e diventando il nucleo urbano più popoloso del Comune.

Si moltiplicarono anche gli esercizi commerciali. Ma, mentre spuntarono osterie e “salumerie”, la forneria rimase unica per lungo tempo. Nella seconda metà dell’800 era gestita dal “prestinaio” Giuseppe Moreschi, che aveva anche un piccolo albergo sull’incrocio per Castelmella. La famiglia Moreschi godeva di un certo prestigio nella comunità locale, facendo solitamente parte dell’Amministrazione comunale e beneficando le istituzioni assistenziali ed educative locali.

Osti erano Paolo Baronio; Giacomo Comini, che era anche macellaio; Domenico Cristini, che nel 1908 venne sostituito da Matteo Covelli da Trani; Carlo Facchinetti, che nel 1913 sposò in seconde nozze la maestra Rosa Galbiati. Nel 1906 Giuseppe Comini aprì una trattoria.

Pizzicagnoli o “salumieri” erano Giuseppe Gallizioli (sostituito nel 1897 da Ermanno Fisogni), Giuseppe Bonetti, Gerolamo Marelli. In seguito si aggiunse Vittorio Gasperi che, dopo aver girato come venditore ambulante di alimentari con un carretto trainato da un cavallo, nel 1899 acquistò lo stabile dell’antica osteria per aprirvi una “salumeria” e una forneria; e suo figlio Faustino proseguì l’attività paterna, in concorrenza con la vicina forneria di Arturo Apostoli.

Vi si stabilì anche un fruttivendolo (Teodoro Mandonico), segno che gli orti e i broli locali erano divenuti ormai insufficienti.

Vi erano inoltre diversi artigiani. Oltre al capomastro Vittorio Verga, che nel 1902-03 costruì il Municipio (v.), vi erano fabbri ferrai (Gavazzi), falegnami (Giacomo Rossi, Luigi Fisogni, Antonio Gavazzi), calzolai (Angelo Filippini, Antonio Trainini, Francesco Marelli, Francesco Datteri e G. Luigi Bonera dal 1906), zoccolai (Angelo Gennari e figlio Carlo), sarti (Pietro Marcadini, che era anche parrucchiere, Lucia Facchinetti, Dominatore Buratti dal 1906), e il meccanico Luigi Alberti dal 1909. Vi erano anche diversi arenaioli e carrettieri, muratori e operai, alcuni fornaciai e spazzini e persino un “accattone”. Non mancavano mediatori (Virginio e Francesco Bosetti, Antonio Comini).

Le trasformazioni sociali in atto mutarono anche la mentalità di molti abitanti nella Contrada di Sotto. Cominciò a diminuire la partecipazione alla vita parrocchiale. Il parroco don Giulio Tadini nel 1889 sostenne la nascita della locale “Società operaia cattolica di mutuo soccorso” per lenire le crescenti situazioni di disagio economico-sociale. La legittima ansia di giustizia e di riscatto sociale di molti lavoratori inasprì la conflittualità, che sfociò a volte in episodi di violenza, come accadde il 26 marzo 1911, quando l’arresto di Angelo Bosetti, conduttore di ghiaia, suscitò una vera rivolta nella Contrada contro i carabinieri, finita con il ferimento di due “ribelli” e la condanna di quattro latitanti.

In quel periodo venne anche cambiato il nome di alcune vie; così, nel 1905 l’antica “via Osteria”, che conduceva al castello, divenne “via Municipio” e, nel 1911, la tradizionale “via di Sotto” venne intitolata dagli amministratori locali al sovrano allora regnante, Vittorio Emanuele III di Savoia. Nel 1915 arrivò l’energia elettrica per l’illuminazione pubblica.

Dopo la “grande guerra” aumentò a Roncadelle la presenza di operai, meccanici, ferrovieri, provenienti per lo più da altri paesi. Nel 1920 comparvero nuovi artigiani, come l’idraulico e l’elettricista. Le elezioni amministrative locali del 1920 videro la vittoria della lista progressista composta da diversi lavoratori, ma la prima Amministrazione comunale di sinistra ebbe vita breve. E, grazie anche a quel sovrano cui gli amministratori locali avevano dedicato la via principale del paese, si aprì l’era fascista.

Il fascismo (v.) portò nuove tensioni sociali nella Contrada, che sembrarono sopirsi durante il ventennio, tanto che il segretario del P.N.F. locale poté vantare consensi e risultati positivi tra la popolazione “non dimenticando che, tra essa, vi è un fortissimo nucleo operaio che lavora in città”.

Nel 1924 venne elettrificata la linea tramviaria Brescia-Orzinuovi. Nel 1930 il podestà Paolo Dusi propose di unificare la frazione Roncadelle di Castelmella col Comune di Roncadelle visto che i suoi 500 abitanti, pur pagando le imposte a Castelmella, utilizzavano i servizi comunali di Roncadelle; ma la proposta non ebbe seguito. Nel 1931 venne aperto l’ufficio postale in via Municipio; nello stesso anno via Municipio diventò via Pietro Cismondi. Nel 1935 il Comune di Roncadelle venne allacciato alla rete telefonica. Nel 1936 la popolazione di Roncadelle raggiunse i 2.500 abitanti; 1.100 di essi erano residenti nella Contrada di Sotto; la maggior parte erano operai, ma vi erano anche 26 dei 39 artigiani locali.

Il desiderio di libertà, che covava sotto la cenere, si espresse pienamente nella lotta per la Liberazione, che causò alcune vittime locali e che diede alla Contrada il definitivo marchio di “rossa”. Con il ritorno alla libertà, la via venne dedicata ai Martiri della Libertà (intesi come Partigiani caduti) e tradizionalmente parte da lì il corteo, che ogni 25 aprile ricorda la Liberazione e ne ripropone i valori.

La strada venne asfaltata nel 1950 e la linea tramviaria, elettrificata nel 1924, cessò di funzionare il 9 luglio 1954, sostituita da un servizio di autocorriere, mentre le rotaie furono tolte nel 1958. Nel 1959 la via divenne Strada Statale 235, finché nel 1998 tornò ad essere gestita dalla Provincia.

Nella seconda metà del ‘900, nonostante alcune attività fossero scomparse, gli artigiani locali andarono aumentando, anche per le nuove necessità di produzione e di servizi. Così, oltre a parrucchieri, meccanici, benzinai, falegnami, idraulici, elettricisti, sarti, si insediarono in paese alcune officine (Perani, Conber, Metaltemper, ecc), autolavaggi, carrozzerie, autotrasporti, il gommista, lo studio fotografico, la tipografia, il fisioterapista, l’estetista, ecc. Il nuovo sviluppo urbanistico e le crescenti disponibilità economiche favorirono l’apertura di nuovi esercizi commerciali: oltre alle osterie-trattorie, sorsero macellerie, fruttivendoli, latterie, rivendite di calzature, di tessuti e di vestiario, negozi alimentari (tra cui la Cooperativa di consumo), mercerie, privative, edicole, bar, cartolerie, mobilifici, ecc. Accanto ad essi aprirono anche la farmacia Carpi (1958) e uno sportello della banca San Paolo (1966). Nel 1961 l’ufficio postale venne trasferito dalla via Cismondi alla via Martiri della Libertà. E in occasione del campionato mondiale di ciclismo dilettanti a squadre, disputata a Roncadelle il 30 agosto 1962, la Contrada fu il punto di partenza e di arrivo della corsa.

Quell’avvenimento sportivo, che portò per la prima volta Roncadelle sulla ribalta nazionale e internazionale, sembrò segnare una cesura; si chiudeva in effetti il difficile periodo della ricostruzione dalle macerie materiali e morali lasciate dal fascismo e dalla guerra; e si aprivano nuove prospettive di sviluppo e di benessere per tutti. La Contrada si andava ormai espandendo e trasformando: nuove abitazioni e negozi, nuovi esercizi pubblici (alle vecchie osterie “Rinascente Vini”, “Trani”, “Sciali”, si aggiunsero il bar della Spusina, il bar Sport, ecc.). E poi, dagli anni ’70, l’apertura di ipermercati e supermercati, come “la Rinascente Città Mercato” (1975), di un grande albergo, di nuove attività e nuovi sportelli bancari. Ma la Contrada, che sembrava allargarsi a dismisura, andò perdendo la sua identità. Fagocitata da una frenetica espansione urbanistica, si dimostrò ben presto inadatta a proseguire il suo ruolo storico di luogo di incontro e di scambio. Gli spazi angusti, la mancanza di adeguati parcheggi, l’eccessiva concorrenza, hanno infatti costretto le antiche botteghe a chiudere i battenti o a trasferirsi nei più allettanti Centri commerciali. Ed ora la vecchia Contrada sembra chiedere solo un po’ di pace e di essere sollevata dall’eccessivo traffico veicolare; soddisfatta però di vedere molti suoi figli operosamente impegnati nelle diverse attività economiche e, soprattutto, di aver trasmesso loro un po’ di quel senso di apertura, di umanità e di solidarietà, che l’ha caratterizzata per almeno sei secoli di storia.

 

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